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TLCT e sistema DELOS: sono le nuove frontiere della chirurgia laser per gli sportivi con difetti visivi. A proposito, abbiamo intervistato il Dott. Angelo Appiotti uno dei maggiori esperti di chirurgia refrattiva, che da anni esegue interventi su atleti professionisti, per il miglioramento delle 'performances' sportive., 2008 Febbraio
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Sanissimi: L'oculista per lo sport

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04 Febbraio 2008

Sin dall'età giovanile il Dott. Angelo Appiotti era appassionato di sport e li praticava a livello agonistico, dal nuoto al basket all'atletica, al golf. E anche nella sua professione ha alimentato questa passione per lo sport, iniziando a collaborare con atleti professionisti. Sciatori, golfisti, calciatori, rugbisti e cestisti oggi si rivolgono a lui per risolvere i loro difetti visivi e dopo traumatismi di gioco.
Dott. Appiotti, in cosa differisce una visita oculistica eseguita su un atleta da quella eseguita su una persona che non pratica sport?
«Il paziente che pratica attività sportiva, soprattutto se a livello agonistico, richiede un grado di attenzione maggiore perché la vista rappresenta un elemento fondamentale per eccellere nella disciplina scelta. Il mio lavoro consiste nel ricercare la miglior correzione possibile dei difetti di vista (i famosi 10/10 ma con la tecnica TLCT anche 20/10 ), verificare che non vi siano alterazioni delle strutture anatomiche, soprattutto in considerazione di eventuali incidenti di gioco, ed intervenire chirurgicamente quando si rende ne-cessario».
Sono pochissimi però gli sportivi con gli occhiali.
«Sono molti gli atleti con difetti visivi, alcuni praticano senza correzione visiva, altri con occhiali ma la maggior parte sceglie le lenti a contatto, per gli ovvi motivi di praticità, sicurezza e qualità della visione. Spesso però le condizioni ambientali di gioco, l'uso eccessivo e il rischio infettivo, inevitabili con questo mezzo di correzione, rendono le lenti a contatto non ben tollerate. Inoltre nella pratica clinica si incontrano frequentemente atleti che non hanno una correzione perfetta del difetto visivo».
E in questi casi, cosa accade?
«Questi atleti tendono a creare modelli di comportamento che rispondono agli stimoli in modo standardizzato, secondo il principio del "miglior risultato con il minimo sforzo", con il risultato di sviluppare atteggiamenti posturali apparentemente scorretti, ma in realtà finalizzati a compensare deficit del sistema visivo. Per fare un esempio: se uno dei muscoli che guida il movimento degli occhi non funziona bene, diventa più difficile mantenere la visione binoculare e di conseguenza viene compensato da una rotazione del capo che però ha delle ripercussioni importanti sull'assetto della schiena oppure delle ginocchia. Lo stesso tipo di problema lo ritroviamo nei pazienti astigmatici che, se non corretti perfettamente come spesso avviene con lenti a contatto, tendono ad inclinare il capo per trovare una messa a fuoco migliore. Questo limita o riduce le "performances" agonistiche. Per questo molti sportivi scelgono l'intervento di chirurgia refrattiva».
Molti si domandano ancora se si tratta di un intervento sicuro.
«E' un tipo di chirurgia che ha raggiunto un alto grado di affidabilità, che si pratica da oltre 30 anni e vanta milioni di pazienti soddisfatti del loro intervento. Occorre però ricordare l'importanza di ri-volgersi a professionisti esperti che siano in grado di valutare le condizioni oculari preoperatorie del paziente, sia per l'idoneità all'intervento, che per scelta della tecnica migliore da adottare. Non tutti gli occhi sono uguali e quindi non esiste un intervento applicabile per tutti. Altro aspetto fondamentale è la strumentazione che deve essere assolutamente aggiornata, affidabile e gestita con protocolli manutentivi rigorosi».
Come si applicano questi criteri agli sportivi?
«L'efficacia di un trattamento si valuta non solo in termini di quantità di vista recuperata, ma soprattutto in termini di qualità della visione. Il controllo delle aberrazioni eventualmente introdotte con l'intervento è fondamentale per gli sportivi che devono ricevere dai propri occhi informazioni perfette, in tutte le condizioni di luce, per poter reagire correttamente e in tempo reale. Per questa ragione 5 anni fa abbiamo messo a punto, insieme ai colleghi del Poliambulatorio Chirurgico Modenese, una tecnica chirurgica denominata TLCT (Two Laser Combined Tecnique) che prevede una regolarizzazione della superficie corneale correggendo l'astigmatismo sull'asse meno curvo, una successiva ablazione della curvatura corneale per eliminare la risultante sferica e una "lucidatura" finale per l'eliminazione di microirregolarità. Per ottenere tali risultati è fondamentale l'uso contemporaneo di due laser uno a spot e uno a scansione».
Vuole spiegarci meglio questa metodica innovativa?
«Per molti anni abbiamo trattato i difetti ritrattivi composti con un solo laser ottenendo buoni risultati in termini quantitativi, ma spesso non qualitativi. Per ovviare a questo problema abbiamo ideato questa tecnica combinata personalizzata. Studiata per i pazienti con difetti composti (miopia e ipermetropia combinati all'astigmatismo) , prevede l'uso di 2 laser ad eccimeri nella stessa seduta operatoria: il primo tratta l'astigmatismo, il secondo il difetto sferico (miopia o ipermetropia). Il risultato è, oltre ai 10/10 e spesso molto di più, una qualità di visione migliore anche della precedente correzione, sia con occhiali che lenti a contatto. I pazienti operati percepiscono molto meglio i dettagli, i colori e presentano una maggiore sensibilità al contrasto».
Cosa cambia questa tecnica negli occhi degli atleti?
«L'atleta rappresenta un paziente particolare: si muove in un ambiente diverso rispetto a chi svolge un lavoro sedentario, ambiente che a sua volta è diverso a seconda del tipo di sport praticato. Nello studio della strategia chirurgica occorre tenere presente la necessità di eliminare perfettamente i difetti ritrattivi senza indurre aberrazioni ed evitare fenomeni come aloni, riduzioni del campo visivo, abbagliamenti per migliorare le prestazioni sportive. Tutti gli atleti operati hanno ottenuto un visus naturale minimo di 10/10 e riferito un miglioramento del campo visivo laterale e dell'equilibrio. Questo è possibile perché una percezione periferica più dettagliata contribuisce notevolmente al ripristino di una postura corretta soprattutto nei soggetti astigmatici che, come detto, spesso adottano posizioni del corpo compensatorie del difetto di vista».
Come avete valutato il conseguente miglioramento delle performances sportive?
«L'eliminazione completa dei difetti visivi aiuta ad avere maggiore precisione e una ottimizzazione dei gesti e della tecnica specifica, ma per ottenere i livelli ottimali delle prestazioni occorre che i sistemi sottocorticali di controllo dei movimenti abbiamo un livello funzionale adeguato.
Questo sistema molto complesso è chiamato propriocettivo, non dipende dal controllo della coscienza, ma dall'intervento coordinato dei meccanismi propriocettivi visivi e vestibolari. Gestisce il controllo posturale e dell'equilibrio ed oltre ad essere informatore è anche un sistema gestore della risposta. Quindi allenare questo sistema di controllo del movimento risulta essere di fondamentale importanza per tutti gli sportivi, al fine di affinare i gesti atletici non corretti, per prevenire gli infortuni, per rendere più precisi i movimenti e rapidi i riflessi.
Inoltre migliora la sensibilità durante il gesto e le capacità di equilibrio».
Ci spieghi meglio.
«Su questo aspetto abbiamo fatto un studio comparando i risultati della pedana stabilometrica col sistema DELOS con i pazienti pre-intervento (emmetropi o con correzione) e post-intervento mediante laser ad eccimeri. Come si nota dai grafici e diagrammi riportati, la postura è notevolmente migliorata dopo la chirurgia con la tecnica TLCT e di conseguenza la sicurezza nei movimenti, la stabilità, l'equilibrio e, di conseguenza, le performances sportive ne hanno notevolmente beneficiato».
Che cos'è il Delos?
«Il delos è una strumentazione computerizzata formata da una tavola basculante elettronica che consente di creare continue situazioni di stabilità, ma nello stesso tempo può essere sempre controllata ad ogni inclinazione. Gestisco questa fase con le mie collaboratrici Rita Doni e la Dot.ssa Monica Cardoni. Questo sistema è collegato ad un monitor che fornisce in tempo reale il feedback visivo, aumentando notevolmente il numero delle situazioni biomeccaniche che il soggetto deve gestire. In particolare aumenta il flusso dei segnali propriocettivi ad alta frequenza, in grado, di riprogrammare il sistema di controllo posturale e del movimento. E' una vera e propria full immersion di traduzione simultanea, di segnali propriocettivi visto che i centri nervosi li devono interpre-tare e dare risposte corrette sempre più rapidamente».
Cosa comporta questa full immersion?
«Porta a lavorare direttamente sulla stabilità, sia posturale che distrettuale e indi-rettamente sulla forza. Tutto ciò ottimizza la forza dei muscoli stabilizzatori e dire-zionali da cui dipende la precisione e l'efficacia del gesto tecnico; protegge dall'eventualità del sovrallenamento; previene dai traumi distorsivi e dagli infortuni, stabilizzando le articolazioni degli arti inferiori, della spalla e del rachide, minimizzando quei movimenti superflui che alterano la stabilità posturale».
E per chi non ha difetti di vista?
«Per chi pratica attività sportiva a livello agonistico, la visione rappresenta un altro elemento da allenare esattamente come la muscolatura o le strategie di gioco. Visione e movimento sono strettamente correlate, rendere più efficiente la prima aumenta tutta la performance sportiva. Già 20 anni fa sono stari messi a punto negli Stari Uniti dei protocolli di esame speci-fici per gli sportivi, cioè una serie di test che valutano le abilità visive di messa a fuoco, flessibilità di localizzare e inseguire oggetti nello spazio, visualizzazione ed elabo-razione delle immagini. Se i risultati non corrispondono alle normative di riferi-mento, queste abilità sono alienabili con opportuni programmi personalizzati di Visual Training».
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